Wall Street scivola sui minimi intraday e chiude in profondo rosso: il Dow Jones perde l'1,87% a 16.564,14 punti, bruciando 317 punti (peggior calo in una singola seduta dal 3 febbraio) e i guadagni accumulati dall'inizio

dell'anno. Il Nasdaq cede il 2,09% a 4.369,77 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 2% a 1.930,8 punti. I mercati americani mostrano di temere (paradossalmente) il miglioramento dell'economia Usa (dal Pil ai salari in aumento) perché la Fed potrebbe accelerare il rialzo dei tassi e seguono le piazze europee sulla via dei cali dopo che il dato di oggi sui prezzi al consumo nell'Eurozona ha suscitato nuovi timori di deflazione per i paesi della moneta unica. Pesano anche le perdite di Banco Espirito Santo.

 

Piazza Affari ancora in rosso
È durato poco l'effetto trimestrali (migliori delle attese) a Piazza Affari. L'indice Ftse Mib ha rapidamente ripiegato dal rialzo iniziale per chiudere poi a -1,52%. La pressione sui conti di bilancio stavolta è arrivata dal resto d'Europa, con il «profit warning» lanciato da Adidas e anche il crollo di Banco Espirito Santo che ha coinvolto la Borsa di Lisbona. Il «default tecnico» dell'Argentina e l'andamento negativo di Wall Street non ha migliorato di certo l'umore. Poco mosso invece lo spread BTp-Bund a 152 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 2,69%. L'euro è rimasto debole e sotto quota 1,34 dollari.

 

Tempo di bilanci
Già prima dell'avvio delle contrattazioni alcune società hanno diffuso i dati di bilancio in Italia: Enel ha realizzato nel primo semestre 2014 un utile netto pari a 1,685 miliardi, in crescita dello 0,3% rispetto allo stesso periodo 2013; Eni ha chiuso i primi sei mesi dell'anno con un utile netto pari a 1,961 miliardi di euro, in crescita del 7,9%; Generali invece ha registrato un risultato netto positivo in leggero calo rispetto allo scorso anno (-0,5% a 1,075 miliardi) ma per effetto di voci straordinarie. Tra le altre oggi sono state chiamate a comunicare i risultati A2a, Mondadori, Finmeccanica, Geox, Parmalat e Rcs. Nel resto d'Europa invece il titolo Adidas è scivolato del 15% sui listini di Francoforte dopo che il produttore tedesco di abbigliamento sportivo è stato costretto a tagliare le stime sull'utile netto per il 2014 da una forbice tra gli 830 e i 930 milioni di euro a 650 milioni di euro a causa del ritiro dei piani per un'espansione in Russia dopo le sanzioni contro Mosca.

 

La crisi portoghese
Ma a spingere al ribasso le Borse europee è stato anche il crollo di Banco Espirito Santo, che fa tremare la Borsa di Lisbona e contribuisce ad allargare le perdite dei mercati continentali. Il titolo dell'istituto, nella bufera per le difficoltà finanziarie delle holding legate alla famiglia fondatrice, è entrato in contrattazione solo a metà mattina dopo aver pubblicato conti con un rosso record di 3,57 miliardi nel primo semestre: il titolo ha ceduto il 38% e ha trascinato l'indice Psi20 di Lisbona a -3,5%.

 

Segnali in chiaroscuro dalla ripresa europea
Sul versante macroeconomico, invece, le vendite al dettaglio della Germania sono salite a giugno dell'1,3% mensile (+0,4% annuo), un risultato leggermente migliore delle attese che indicavano un incremento dell'1 per cento. Oltre le previsioni anche la spesa per consumi francese, aumentata dello 0,9% sempre a giugno. Non altrettanto brillante è stato il dato sull'inflazione nell'Eurozona, che a luglio ha rallentato ancora (0,4% tendenziale, dallo 0,5% di giugno), mentre la disoccupazione è calata di un decimo a fine giugno all'11,5%. Per quanto riguarda l'Italia, il tasso di disoccupazione è sceso al 12,3% dal 12,6% (ma è aumentato al 47,3% la percentuale di giovani senza lavoro), l'inflazione di luglio ha toccato allo 0,1% i minimi dal 2009. Negli Usa invece le richieste settimanali di sussidio sono cresciute oltre le attese a quota 302mila, deludente anche l'indice Pmi
di Chicago, sceso in luglio a 52,6 punti (da 62,6 punti di giugno) al di sotto delle aspettative.

 

Il risvolti del «caso» Argentina
Sui mercati europei, e soprattutto su Madrid, ha pesato anche il cosiddetto «default tecnico» scattato per l'Argentina. Un atto dovuto, per molti, vista la querelle che ha coinvolto il Governo di Buenos Aires, i fondi «avvoltoio» e il giudice della Corte suprema Usa, Thomas Griesa, ma che rischia di avere ripercussioni importanti anche al di fuori del Paese sudamericano nonostante la contenuta esposizione mondiale verso l'Argentina. «Il problema non è un effetto contagio nell'area Latino-americana - sottolinea infatti Claudia Segre, Segretario Generale Assiom Forex - quanto i risvolti normativi e legali che questa situazione pone sugli sforzi globali di una nuova architettura finanziaria che regga legalmente ai rischi ed alla gestione dei casi di default, proteggendo adeguatamente gli investitori finali coinvolti e non faccia distinzioni tra investitori di serie A e di serie B».

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